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Concerto d’Amore per la Terra dei Fuochi

Dal punto di vista tecnico una delle sfide più interessanti nel realizzare un documentario si presenta quando ci sono più aspetti da rappresentare che non sono sempre del tutto compatibili fra loro. Mi spiego. Ogni cosa, evento, personaggio, in generale ogni soggetto, può sempre essere documentato sotto una miriade di punti di vista, usando diverse prospettive e diverse modalità. Quando però l’esigenza, per esempio del committente, impone che quel determinato soggetto venga visto soprattutto in un certo determinato profilo, non del tutto omogeneo al suo aspetto centrale, allora la sfida è trovare il giusto equilibrio di cosa inserire e cosa non inserire; in generale come costruire l’opera.

Questo è un punto estremamente importante; che riguarda in fondo ogni creazione artistica. Paradossalmente la vera libertà di creazione non esiste quando posso fare tutto quel che mi pare. In questi casi è difficile evitare il risultato di un’opera caotica, disordinata, senza struttura interna. Invece quando mi impongo delle regole ben precise, allora nello spazio ben definito da me accettato posso esercitare in piena libertà le scelte più opportune che risulteranno in un’opera compiuta e ben elaborata.

Veniamo ad un caso concreto che mi son trovato ad affrontare recentemente. La zona tra Caserta e Napoli, in un triangolo, che potremmo chiamare “della morte”, il cui terzo vertice è la città di Giugliano, da oltre vent’anni è sottoposta ad un pesante flagello ambientale, tanto che è dimostrato che l’aspettativa di vita per ogni bimbo che nasce in quel territorio è più breve di alcuni anni. Viene chiamata “la Terra dei Fuochi” , perché qui vengono scaricati i rifiuti industriali tossici della maggior parte dell’Italia del Nord e di frequente anche dell’Europa. Dal momento che non si può trovare più un angolo libero di terreno dove sotterrare questi rifiuti perché il territorio è ormai saturo, questi vengono sistematicamente bruciati, provocando colossali fumi neri che si disperdono nell’ambiente. Decine e decine di roghi tossici ogni giorno, soprattutto nelle stagioni calde, vengono appiccati con la totale impotenza della popolazione e il disinteresse delle autorità.

E’ ormai chiaro a tutti che il fenomeno viene appoggiato dall’alto grazie ad un accordo programmatico che c’è stato tanti anni fa tra politici, massoneria e camorra, la quale, quest’ultima, lungi dall’essere la responsabile principale del disastro, assume solo il ruolo di chi esegue il lavoro sporco. Ed effettivamente disporre di un luogo in cui si possano “smaltire” economicamente i rifiuti tossi industriali, consente al sistema industriale nazionale di essere competitivo a livello europeo.

Quindi avevo davanti un soggetto estremamente pregno di significato e importanza che la logica voleva venisse affrontato con una prospettiva ecologica, di politica o di cronaca nera. Ma lo spazio che avevo a disposizione in cui poter diffondere il documentario non consentiva questo approccio, dal momento che si occupava prevalentemente di arte. Parliamo di Rai Educational con il suo programma “Magazzini Einstein”.

L’occasione giusta è arrivata quando a Caserta nel 2010 i cittadini hanno pensato di organizzare un grosso concerto, con la partecipazioni gratuita di molti musicisti, che potesse sensibilizzare pubblicamente il grosso problema di quel posto. A questo punto potevo prendere come soggetto principale del lavoro il concerto e la sua organizzazione, per parlare anche degli aspetti più crudi della tematica. La sfida tecnica era quindi la modalità e l’equilibrio con cui costruire il documentario in modo che potesse essere considerato un soggetto con argomento principale l’arte, ma allo stesso tempo presentare tutto lo spessore politico della questione, senza però sconfinare in esso.

Rappresentare attraverso il “Concerto d’Amore per la Terra dei Fuochi”, questo il titolo del concerto e del documentario, la grande questione dello smaltimento illecito e disastroso dei rifiuti tossici industriali. Una volta che i termini e i punti fissi erano ben definiti, la costruzione del lavoro è stata possibile grazie ad un dosaggio ragionato e ad un bilanciamento ottimale degli elementi disponibili, anche se alquanto contrastanti. Il risultato vincente, devo dire, ha accontentato tutti: committente e la popolazione.

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