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Soggetto del documentario video su Ezra Pound

di Leopoldo Antinozzi

Come giustificare un altro documentario su Pound? La domanda è legittima benché ancor più legittimo mi appare rispondere semplicemente: perché no?

Tra gli autori contemporanei, Ezra Pound non è certo il più conosciuto; anzi, si può ben dire esattamente il contrario. Già lo spirito progressivo dei tempi, quindi l’evoluzione continua della prospettiva storica, impone di rivisitare, con il mezzo letterario e audiovisivo, un comune autore di fama più e più volte; tanto più è valida questa esigenza se parliamo di un autore come Pound, probabilmente una delle intelligenze del ‘900 più scomode al potere; il quale potere, da quando lo ha dichiarato “insano di mente”, per evitare di affrontare pubblicamente i suoi argomenti nel contesto di un giusto processo, ha fatto di tutto per deviare l‘interesse pubblico dal vero messaggio poundiano.

Fino ad anni recenti, nel migliore dei casi, almeno la metà del tempo dedicato a parlare di Pound in televisione è stato speso contribuendo a nutrire la polemica del suo presunto fascismo e antisemitismo. Ogni volta che si parla di Pound, si alza un gran polverone che alla fine impedisce di avvicinarci almeno un poco al cuore delle sue idee. Non è difficile immaginare che dietro il polverone ideologico c’è stata, sia la precisa intenzione di alcuni a sottrarre il più possibile tempo e spazio, se non all’approfondimento, quanto meno alla conoscenza di Pound, sia l’accettazione opportunistica di altri a seguire il ragionamento “istituzionale“, affinché fosse chiaro che lo stesso potere che ha schiacciato Pound è lo stesso potere che ancora oggi compra la testa dei pochi intellettuali visibili sui media e che fa tenere la bocca chiusa ai molti che devono comunque campare.

Dunque perché parlare di Pound? Semplicemente perché ce n’è ancora bisogno.
E qual’è la novità? Parlare di Pound il più onestamente possibile.

Le condizioni in cui nasce l’idea di questo documentario sono infatti molto oneste e sincere, volendo perseguire semplicemente lo scopo, direi quasi l’intento didascalico, di comunicare il poeta, di far conoscere l’intellettuale, di esporre l’uomo Pound al pubblico televisivo, nello spazio concesso da Rai Educational.

Come ogni opera corretta di comunicazione, la vita di Pound sarà inserita e discussa all’interno del contesto storico in cui visse il personaggio, e le polemiche ideologiche stesse che hanno trascinato la parte finale della sua esistenza saranno restituite al loro stesso valore storico contestuale, cioè all’essere portavoci di questo potere che, sebbene in decadenza, ancora sussiste tutt‘oggi.

Dunque questa è la seconda novità: il documentario intende porsi fuori dagli schemi ideologici ordinari, che hanno condizionato l‘intero ‘900. Cerchiamo di parlare di Pound nell’ottica di quella “New Age” per cui già ai primi del secolo Pound lavorava attivamente. La Nuova Era si mostrava, allora, ancora troppo precoce; ma essa intendeva chiaramente costruire quella libertà sociale sottratta dal grande potere della finanza internazionale, che solo adesso, all’alba del III millennio, iniziamo a stento a vedere, sebbene ancora con mille dubbi e difficoltà.

Se mi si accetta, dunque, per fiducia, l’onesta di fondo iniziale, già solo riuscire a restituire Pound al suo mondo americano, al contesto di quel suo patriottismo mitico e libertario che,
nonostante tutto, non lo ha mai abbandonato; già questo rappresenterebbe un grosso servizio a Pound. Se poi riusciamo, nel limitato spazio che ci sarà concesso e attraverso una cura particolare della forma e dello stile, a comunicare anche l’emozione del senso tragico del suo destino, condannato a subire dai medesimi poteri forti, lo stesso tradimento subito a suo tempo dalla Costituzione Americana originaria, allora, credo, avremmo raggiunto un risultato notevole che può soddisfare tutti noi, amanti di Pound.

In realtà il progetto del documentario ha l’ambizione di raggiungere ulteriori obiettivi oltre a quelli brevemente delineati sopra. Esso intende infatti:

  • far ascoltare un’accurata selezione dei versi di Pound, scelti tra i più belli e significativi, che accompagnano l‘arco di tutto il documentario;
  • informare del rapporto di collaborazione tra Vittorugo Contino e Pound durante i suoi ultimi sette anni di vita;
  • presentare il “Corpus Pound“ curato da Contino stesso, da cui parte l‘occasione del presente documentario;
  • mettere in scena gli splendidi ritratti di Pound eseguiti dal fotografo, nonché mostrare le personali espressioni di ammirazione e stima che lega quest’ultimo al grande poeta, conosciuto all’epoca del suo emblematico e, fin troppo eloquente, silenzio;
  • scendere un po’ più nel dettaglio delle teorie sociali ed economiche di Pound attraverso la testimonianza di Domenico De Simone, un allievo italiano attuale di Silvio Gesell, l’economista eterodosso che tanto influì, fra gli altri, sulle riflessioni del poeta.
  • rendere iconograficamente significativo la portata del lavoro linguistico di Pound, attraverso la rappresentazione della sua scrittura cosmopolita, dove la grafia cinese rendeva tanto peculiare la sua apertura mentale, fino ad arrivare ad assorbire la pregnanza semantica degli ideogrammi orientali;
  • correlarsi con la tematica classica del rapporto “Intellettuali-Potere”, attraverso l’esempio storico del tentativo di Pier Paolo Pasolini di comunicare con il suo amiconemico Ezra Pound, di cui disponiamo un estratto filmato dell‘incontro. Sul tema, in ogni caso, non possiamo che prendere la posizione tradotta dagli stessi destini dei due intellettuali; destini diversi, ma associati dalla comune sconfitta che ben delinea le reali condizioni del rapporto tra gli intellettuali e il potere;
  • oltre al poeta, vorremmo proporre e lanciare verso il futuro l’immagine di un Pound, “Cantore” e “Profeta“.
  • Cantore, perché la sua fu una poesia di canti. Il cantore dell’”homo economicus“, che seguiva nel XX secolo, le tradizioni antiche e le strade medievali, già percorse da altri illustri cantori della letteratura.
  • Profeta, perché, sarà il futuro stesso a dircelo, a noi basta già osservare il peso che ha assunto l’economia monetaria dei tempi d’oggi, come anche il ruolo centrale della Cina prossima ventura.

Per concludere e rispondere definitivamente alla domanda iniziale, “Perché parlare di Pound?“, è il caso di precisare che non si tratta di rivelare particolari segreti ed aspetti inediti della vita di Pound. Né l’intenzione è quella di suscitare clamore e attenzione su un altro caso di “Gulag democratico”, se mai ne avessimo ancora bisogno. L’intento del documentario è, molto più modestamente, quello di far emergere di Pound ciò che si è sempre saputo, ma che non si è mai voluto dire chiaramente. Si tratta, in realtà, di un progetto ambizioso, che conta soprattutto sulla particolare qualità del pastisse audiovisivo, per condensare organicamente e comunicare efficacemente tutte ciò che abbiamo voluto indicare in questo soggetto, il quale conterà, comunque, sulla viva presenza di alcune testimonianze personali emblematiche nella vita e il pensiero di Pound:

  • Vittorugo Contino
  • Giano Accame
  • Caterina Ricciardi
  • Piero Sanavio
  • Domenico De Simone

Il documentario intende, dunque, toccare e, laddove necessario, sottolineare i punti salienti sopra indicati, per rimandare lo spettatore che vuole approfondire, alla versione del lavoro in DVD, dove il documentario sarà presentato accompagnato alle interviste integrali di tutti gli intervenuti ed al materiale fotografico di Contino.

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