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Soggetto del documentario video su Mimmo Jodice

di Leopoldo Antinozzi

Percorrere analiticamente il lavoro di un artista è sempre un’operazione che può generare facilmente giudizi discutibili. Se l’artista si occupa di immagine, il rischio è maggiore perché qualsiasi interpretazione critica dell’opera visiva non può che essere riduttiva. Se poi l’arte di cui parliamo è la Fotografia e l’artista si chiama Mimmo Jodice, è bene rinviare per il momento ogni balbettio ermeneutico che possiamo avanzare e abbandonarci prima alla pura contemplazione delle sue immagini.

La sfera in cui entriamo quando veniamo in contatto con il mondo di Mimmo Jodice, è infatti uno spazio infinito verso l’ignoto; un canale di comunicazione che parla attraverso simboli e indica  tanto le realtà animiche di un onirismo surreale, quanto le consistenze spirituali di una percezione metafisica. Non è quindi la soggezione verso un artista di fama internazionale, che ha partecipato attivamente alla storia della fotografia italiana e mondiale, che ci fa fermare e stare un istante ad ascoltare in silenzio.

Piuttosto è la consapevolezza di avere a che fare con l’opera di un creativo che ha molto meditato su se stesso come uomo e come artista; che ha studiato profondamente il suo mezzo di espressione, con un retroterra che tocca esperienze artistiche, sia di pittura che scultura, intervenendo anche nella manipolazione fisica dell’oggetto fotografico; che ha assorbito le tematiche della avanguardia con la libertà mentale di chi si è sottratto ad una formazione accademica o ad un inserimento in un dato contesto culturale;  che non ha mai smesso di sentirsi tutt’uno con il proprio contesto culturale, osservatore e mediatore di una realtà, anch’essa densa e complessa, come quella della città di Napoli.

Un rapporto verso la sua città, tuttavia conflittuale, di odio-amore, che ha spinto Jodice a rimanere a Napoli per trasformare la città in un notevole archivio di documenti fotografici. Da queste immagini emerge una Napoli spesso inconsueta e distaccata, surreale, proiettata nella tensione di una tristezza metafisica. Una Napoli che conferma la scelta esistenziale di Jodice di lavorare con la fotografia perché ritenuta il modo migliore di essere dentro la città; di rivelare le possibilità comunicative del medium, di rapportarsi mediante esso con il reale.

Nasce così un punto di vista originale, quello di Jodice, che supera i confini di ciò che l’obiettivo inquadra. Una prospettiva che trascende la forma dei volti e degli oggetti, per trasfiguarli su un altro piano di realtà; un piano archetipo che si estende oltre i luoghi originari. Ecco allora che la Napoli di Jodice si trasforma in un’esperienza viva e personale di una fotografia capace di fungere da medium stesso di lettura delle altre città del mondo. Come già per Parigi, Tokio e New York, ora il fotografo napoletano Mimmo Jodice si appresta a rivolgere il suo terzo occhio verso quella metropoli abnorme e senza forma quale è divenuta San Paolo del Brasile.

Il servizio fotografico, previsto per il maggio 2003, darà luogo alla mostra “Mimmo Jodice – Città di San Paolo”, che si propone tra l’altro di colmare una lacuna nell’offerta attualmente piuttosto scarsa, di buone documentazione fotografiche della città. Da tale occasione, in collaborazione con Rai International, l’Istituto Italiano di Cultura e l’Ambasciata Italiana in Brasile, nasce appunto l’iniziativa del presente documentario video.

Quanto sin qui descritto, riteniamo si debba porre in assoluta evidenza in un documentario video dedicato all’opera di Mimmo Jodice. Da queste note iniziali traiamo dunque alcune scelte formali di fondo che ci aiutano subito a disegnare quelli che saranno gli aspetti più manifesti del documentario.

Struttura delle immagini

Senza alcuna voce narrante fuori campo, si assisterà alla diretta testimonianza audio e video di ciò che si sarà raccolto durante le riprese sul campo:

  • Mimmo Jodice che opera a San Paolo del Brasile, nell’ultimo dei suoi celebri servizi fotografici sulle grandi città del mondo;
  • i volti della sua Napoli, fatta non solo di vedute e di scorci, ma di presenze energetiche sottili che abitano gli angoli più quotidiani e meno ovvi della città;
  • i suoni e le immagini dei suoi quartieri e di coloro che lo conoscono personalmente; Jodice è legato fortemente al suo territorio e ai suoi problemi, che è un modo di partecipare alla vita della collettività.
  • le testimonianze di alcuni illustri intellettuali che hanno riflettuto sulla sua opera;
  • le sue fotografie, quelle che lo hanno reso famoso e quelle che riproducono più efficacemente la sua ricerca attuale, in particolare la realtà brasiliana di San Paolo.

Saranno immagini estremamente variegate, la cui aggregazione articolata e complessa sarà finalizzata a restituire la frammentazione della realtà ritratta da Jodice, pur includendola nella visione oggettiva di un’unica dimensione culturale, in grado di rivelarne i valori simbolici con immagini di lunga durata. Evidentemente sarà un uso creativo e pertinente del montaggio che riuscirà a configurare in post-produzione quella giusta successione di immagini, capace di comunicare i diversi piani narrativi necessari a raccontare tale complessità. A partire dalla cronaca del backstage di San Paolo, si percorreranno con lui la sua vita a Napoli, il suo stile così preciso e individuabile; il suo messaggio, non solo umano, ma anche fortemente impegnato sul piano civile e politico.

A farci da guida lungo i percorsi della sua memoria partenopea, sarà naturalmente la visita nei luoghi ove affondano le sue radici. Come sarà l’esibizione degli esempi più emblematici tratti dalle sue numerose mostre, a darci la misura della sua ricerca non solo stilistica ma, diremmo, ontologica. La sua voce, discretamente raccolta nell’intimità della sua testimonianza verbale, ci accompagnerà nei passaggi critici delle sue scelte artistiche.

Le scene e i piani sequenza si comporranno armonicamente secondo un ritmo di esposizione tale, da mantenere sempre desta l’attenzione dello spettatore e, nello stesso tempo, preparandolo emotivamente a raccogliere quelle sottolineature e coincidenze significative importanti per comunicare a fondo le dimensioni artistiche ed umane in cui Jodice vive e si esprime. Come per esempio, le sue costanti linguistiche, ovvero quegli aspetti che si presentano come un sistema articolato atemporale, rivelante da una parte un sostrato in fondo omogeneo della sua realtà napoletana, dall’altra un punto di riferimento per tutti per raccontare una storia della cultura attraverso le immagini.

Scelte stilistiche 

La riflessione continua che Jodice ha sempre compiuto sull’oggetto della visione e il testimone della visione stessa, il suo terzo occhio fotografico, non potrà che spingerci ad assumere anche da parte nostra lo stesso principio. La tensione problematica che soggiace all’uso consapevole del mezzo di espressione, nella fattispecie il nostro video-documentario, ci aiuterà, sconfinando marginalmente nel “meta-cinema” (per esempio, brani di immagini ritratte dallo schermo televisivo anziché dal vero) a rendere, in questa complessità, la visione surreale del contesto urbano e la carica metaforica del linguaggio usato. Il risultato vogliamo sperare sia quello che Jodice ottiene con le sue fotografie: la coesistenza della sua carica simbolica con la tensione neorealista del dopoguerra.

Avendo a che fare con un artista che lavora con la fotografia, per empatia ed opportunità di lettura del suo lavoro, non potremo non tener conto di una composizione dell’inquadratura che riproduca chiaramente lo stile fotografico. Una impaginazione rigorosamente a due dimensioni, almeno là dove si imporrà esprimersi con la poesia del bianco e nero delle immagini senza tempo di  Jodice. In tal senso è il caso di enfatizzare l’importanza di un fotografia ad alto livello, in grado di restituire l’eleganza metafisica che Jodice ritrae dal quotidiano; una luce da cui traspare il dato surreale rinvenibile nella vita di tutti i giorni e che profila nelle sue ombre i segni dell’ignoto e del magico.

A differenza dell’immagine fotografica, il documentario video potrà inoltre avvalersi anche di tutto il mondo sonoro di Jodice, nell’intento finale di esprimere quel raccoglimento introspettivo che inducono le foto di Mimmo Jodice, ma specialmente quello straniamento che emanano i suoi soggetti alieni e alienati.

A tal proposito, una particolare attenzione sarà riservata al commento musicale del documentario. Se vogliamo toccare quelle corde emotive in grado di entrare in sintonia con le astrattezze dei vuoti temporali di certe immagini di Jodice, se vogliamo fare eco al suo simbolismo, anche in chiave metaforica, sarà essenziale principalmente curare le atmosfere acustiche degli ambienti originali; in secondo luogo, richiamare le sonorità etnomusicologiche pertinenti alla biografia e al servizio fotografico di Jodice in Brasile; infine individuare una colonna sonora all’altezza delle sue immagini e della consapevolezza antropologica che esse esprimono in questa  fase di incertezza che attraversa la nostra cultura occidentale.

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